DRAGHI: ‘PUTIN NON VUOLE LA PACE’. ‘NON SIAMO IN ECONOMIA DI GUERRA’

Non siamo ancora a una “economia di guerra” ma e’ meglio “prepararsi”, ha detto il premier Mario Draghi prima di lasciare Versailles alla volta di Roma, dove il governo si prepara a definire un pacchetto di interventi per far fronte alle questioni energetiche e all’aumento dei costi, soprattutto dei carburanti. Su Putin: ‘oggi non vuole la pace’.

L’allentamento delle regole consentirà un maggiore sostegno della liquidita’ delle imprese, soprattutto sui consumi di energia e sui settori che più di altri risentono della crisi delle materie prime. L’Europa e l’Italia non sono in una fase di “economia di guerra”, ma il “futuro preoccupa” e “bisogna prepararsi”, soprattutto se il conflitto in Ucraina dovesse continuare a lungo. E’ il messaggio che il premier lancia davanti ai capi di Stato e di governo della Ue riuniti nel castello di Versailles. Insomma occorre prepararsi ad affrontare uno scenario di emergenza e lavorare insieme per superare indenni la tempesta. Il summit “e’ stato un successo, mai vista la Ue cosi’ compatta”, dice Draghi. “Nessuno si aspettava un linguaggio aperto per una immediata adesione. L’Italia e’ molto a favore ma dobbiamo rispettare i Trattati”, aggiunge il premier italiano. Sull’approvvigionamento delle fonti energetiche occorre diversificare “sia trovando altri fornitori di gas rispetto alla Russia, sia puntando maggiormente sulle rinnovabili, fissare il tetto al prezzo del gas e staccare il mercato dell’energia elettrica prodotta dalle rinnovabili da quella del gas, oltre che tassare gli extra-profitti delle societa’ elettriche, con un gettito che Bruxelles stima in 200 miliardi di euro all’anno.

Ma ci sono anche problemi nel settore agroalimentare, a cominciare dalla scarsita’ di grano. “Se questo dovesse perdurare o aggravarsi occorrera’ importare da altri paesi, Stati Uniti, Canada, Argentina”, aggiunge il premier. “Serve una soluzione di pace che salvi la dignita’ dell’Ucraina, ma Putin oggi non vuole la pace”, ribadisce Draghi, che respinge l’ipotesi che l’Italia sia stata tenuta fuori dai colloqui tra i leader: “Tutti i riscontri avuti in questi giorni vanno verso una richiesta di coinvolgimento e di un desiderio di presenza italiana. Il problema generale non e’ cercare un ruolo ma cercare la pace”, aggiunge. Ma sono anche le conseguenze economiche che ricadranno sui cittadini europei a preoccupare. “E’ un momento di grande incertezza, non si puo’ dire che l’economia vada male perche’ l’Europa continua a crescere – continua il premier – ma nello stesso tempo questa incertezza suggerisce preoccupazioni per il futuro e quindi detta quella che e’ l’agenda di politica economica per i prossimi mesi”.

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